Polvere di Gioia: il primo album de La Camera Lucida esce il 4 settembre

Undici brani, quattro anni di scrittura e una produzione costruita a Spoleto: il 4 settembre arriva l’esordio de La Camera Lucida, registrato e sviluppato alla WoWo Factory.

Il 4 settembre esce Polvere di Gioia, primo album de La Camera Lucida. Undici tracce nate nell’arco di circa quattro anni e diventate progressivamente un disco dentro la WoWo Factory di Spoleto, dove il progetto ha preso forma tra prove, arrangiamenti, registrazioni e continue revisioni.

Le registrazioni e il mix sono stati affidati a Giulio Catarinelli. La formazione vede Matteo Mancini alla voce e chitarra, Laura Ludovica Buccinnà al basso, Lukas Tiberio Klopfenstein alla batteria e alle percussioni e Giacomo Di Paolo “DPLZ” a cori, sintetizzatori e sequenze.

Più che cercare una formula precisa, Polvere di Gioia fotografa un periodo. Dentro ci sono relazioni, cambiamenti, responsabilità, momenti complicati e l’esperienza della genitorialità. Non come grande tema dichiarato a monte, ma come qualcosa che è entrato inevitabilmente nella scrittura mentre il disco prendeva forma.

Quattro anni dentro undici brani

Il punto di partenza di Polvere di Gioia è personale, ma il disco non ha l’impostazione di un concept album. I pezzi arrivano da momenti diversi e conservano proprio per questo caratteristiche differenti.

Il filo comune sta nel modo in cui raccontano ciò che succede quando la vita cambia più velocemente di quanto si riesca a mettere a fuoco. La genitorialità occupa uno spazio importante, insieme al rapporto tra responsabilità individuali, coppia, paure e necessità di trovare nuovi equilibri.

Non c’è però un tentativo di trasformare tutto questo in una morale. I brani restano legati a situazioni, pensieri e contraddizioni concrete. È probabilmente uno degli aspetti più interessanti del disco: non cerca di risolvere quello che racconta.

Anche il titolo Polvere di Gioia funziona in questa direzione. Tiene insieme due elementi che apparentemente hanno pesi diversi e che, attraversando le undici tracce, finiscono invece per convivere continuamente.

Tra post-rock, grunge ed elettronica

Musicalmente La Camera Lucida lavora su coordinate piuttosto ampie.

Ci sono aperture e costruzioni che guardano al post-rock, ma anche chitarre più sporche e dirette che portano verso il grunge degli anni Novanta. A queste si aggiunge una componente elettronica che non funziona come semplice decorazione: sintetizzatori e sequenze entrano nella struttura dei brani e contribuiscono a definirne dinamica e atmosfera.

La sezione ritmica ha un peso centrale. Batteria e percussioni di Lukas Tiberio Klopfenstein e basso di Laura Ludovica Buccinnà costruiscono una base capace di passare da momenti più trattenuti a sezioni decisamente più fisiche. Le parti elettroniche e i cori di DPLZ ampliano ulteriormente il suono, mentre voce e chitarra di Matteo Mancini tengono insieme scrittura e componente più ruvida del progetto.

Il risultato non è un disco che cerca di stare comodamente dentro un unico genere. Brani come Corpi, Tempesta, Non dirlo a nessuno, Cosa ti importa, Di notte, Pareti, Semplice, Dormi, Posto e Premio lavorano con intensità e costruzioni differenti, ma restano riconoscibili come parti dello stesso percorso.

La Camera Lucida | Polvere di Gioia

Tracklist

  1. Corpi
  2. Essere Nudi
  3. Tempesta
  4. Non dirlo a nessuno
  5. Cosa ti importa
  6. Di notte
  7. Pareti
  8. Semplice
  9. Dormi
  10. Posto
  11. Premio

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Un disco costruito alla WoWo Factory

Per noi c’è poi un’altra parte della storia che vale la pena raccontare.

Polvere di Gioia non è semplicemente un disco passato dalla WoWo Factory per essere registrato. Lo abbiamo visto crescere qui dentro.

È uno di quei progetti che spiegano bene cosa può diventare uno spazio di produzione musicale quando viene abitato nel tempo: non soltanto una sala con dell’attrezzatura, ma un luogo nel quale provare, cambiare idea, registrare, riascoltare e arrivare lentamente alla versione definitiva di un lavoro.

Ed è forse la cosa che ci interessa di più di questa uscita.

Non tanto rivendicare che un album sia stato realizzato a Spoleto come elemento folkloristico o come medaglia territoriale. Piuttosto constatare che anche lontano dai principali centri dell’industria musicale si possono costruire produzioni ambiziose, lavorando sulla qualità, sul tempo e sulle persone giuste.

Il 4 settembre Polvere di Gioia uscirà finalmente dalla stanza in cui lo abbiamo sentito cambiare tante volte.

Adesso è ora di ascoltarlo nella sua forma definitiva.

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